#25 SECCHIATE SULLA FOODIFICATION - II ATTO
Parliamo (x) proveniente da (y) su letto di (z) con riduzione di (w), laddove (y) ≠ posto brutto con zona industriale
Continua la nostra inchiesta su uno dei grandi mali del nostro tempo! Se nella Tredicesima secchiata abbiamo analizzato la foodification a livello urbano, concentrandoci su come il food si stia mangiando il divertimento notturno; in questo secondo atto si passa al livello ontologico: ad essere sempre più foodificata è la realtà e, di conseguenza, noi stessi. Per una volta niente long-form made in Secchiate o estratti da saggi altamente consigliati, ma vi serviamo un bel piatto di prosa, grazie al libro Il giorno è indegno di _t_w_i_g.
_t_w_i_g è un amico di Secchiate, fin dagli inizi. Agli Stati generali della notte di Bologna ha animato assieme a Foolhard e Scomodo il talk di presentazione della newsletter, ‘Altre voci dalla notte’. E Il giorno è indegno è il suo secondo libro, una serie di cartoline dalla fine del mondo. Scritto negli anni della nostra pandemia, non smette di essere attuale oggi, negli anni del nostro genocidio. In questo abominio quotidiano, il cibo non è più l’elemento vitale di un rito, come nei baccanali propiziatori dell’Antica Roma o nei banchetti pantagruelici del Medioevo, non è neanche uno strumento di liberazione (attraverso la morte) come nella Grande Abbuffata di Marco Ferreri o nell’epica scena al ristorante dei Monty Python. Oggi il food è una condanna: noi siamo convinti di gustarlo, mentre è lui a consumarci e a fagocitare tutto quello che abbiamo attorno. Proprio come Norman Bombardini nella Scopa del Sistema.
_ Appunti di grazia e bulimia postcoloniale _
[Dopo una primavera di sacrifici e privazioni, superare con disinvoltura la prova costume non dovrebbe essere un problema. Fare attenzione: il programma di luglio e agosto è serrato. Evitare amenità seriose da seconda repubblica e località che erano di tendenza negli anni novanta. Indispensabile fare storie su Instagram e tiktokare abbestia, la grafica dev’essere appetibile, la distanza ironica o post-ironica, l’accettazione totale. Per la cover dello smartphone dare un’occhiata al Pantone Color of the Year– Classic Blue per il 2020, Marrone Merda per gli anni a seguire. Esibire impegno sociale o sprezzo populista – le due cose non si escludono a vicenda. Stupido non puntare sui vecchi classici: l’aperitivo e il trenino. Il culo sarà anche la fica del duemila, ma la fica stessa continua ad andare forte. Inutile ricordare che: i tatuaggi ormai ce li hanno tutti; col pesce si beve il vino bianco; frizzantino e spumante sono termini desueti, sono da preferirsi le diciture altrettanto generiche bollicina o bolla; anche sul mare serve una piscina; green is the new black; per scopare ci vuole lo champagne, che si può chiamare anche con il simpatico diminuitivo champo; non pippare troppo e subito per non perdere l’appetito: siamo qui soprattutto per mangiare.] [Nota di coda. La nomenclatura di ogni pietanza ormai deve rispettare la formula standard “(x) proveniente da (y) su letto di (z) con riduzione di (w)”, laddove (y) ≠ posto brutto con zona industriale.]
D’estate si mangia pesce. Il sole costiero brilla alto nel cielo, gli abusi edilizi quasi non fanno ombra. Sul mare placido e materno planano barche a vela di ultima generazione: la località turistica è bianca e impenitente. Il mondo sta per finire ma il pranzo sta per iniziare. La temperatura è gradevole, i tessuti chiari e freschi, gli Aperol spritz rifrangono i raggi di sole e il chiostro è un caleidoscopio arancione. I camerieri ricordano che non c’è equilibrio nella partitura. Durante l’aperitivo si parla di arte e di epidemie. I più abbienti possono permettersi di sputazzare sulle camicie di lino bianco, qua e là un panama fuori tempo massimo, i cactus non hanno bisogno di amore. Gli orologi sono un bene rifugio: lo sapevate? I pescatori sullo sfondo da cartolina stuccano carene di pescherecci aridi e celesti. Sopravvivono al nuovo ventennio le sigarette al mentolo.
Siamo qui per:
_ Istruzioni d’uso per divorare sé stessi, senza dimenticare la felicità _
Oppure:
_ Un pranzo bucolico all’ombra della NATO _ Oppure:
_ Il grande possesso _ Oppure:
_ Il tonno _
Un tonno intero, grasso, rosso. Il maiale del mare, spolpare tutto. Con i tagli più magri scubettare la tartare, con l’avocado a tocchetti e il pepe rosa. Seguono nighiri e carpaccio con scorze d’arancia. Prima di proseguire, ripassare il vademecum estivo: birretta gelata per rinfrescare, bollicina per sgrassare, sgroppino per gradire, bicarbonato per digerire, sigaretta bambata per socializzare. Con i filetti bisteccare ad personam. La ventresca da grigliare bella grassa, bella unta, coi tizzoni ardenti, col fuoco forte, sale grosso, olio al prezzemolo. Coi pomodorini? Coi pomodorini, sì, marinati col basilico, lo zucchero a velo vanigliato, il sale affumicato e l’olio nuovo, tanto, tutto. Con gli scarti della testa una bella carbonara di mare, solo tuorli e cielo sereno, un amore prelibato. Non può bastare, non può. Totanazzi ripieni di cozze ripiene. Spaghettino alla chitarra su pesto di capasanta, linguina con polpette di delfino e colatura di alici, Guttalax a sciacquare. Chiedere stuzzicadenti per eliminare residui di prezzemolo tra i denti. Riporre il tovagliolo sulle gambe e ricominciare da capo. Crudo di gambero rosso di Mazzara, senza non sei nessuno, crudo di scampetti vivi, crudo di mazzancolle. Cascate di ostriche sul ghiaccio, strizzare, succhiare, schioccare, ancora, ripetere l’operazione. Dire: ne mangerei fino a star male, dirlo a tutti, dire: le ostriche sanno di fica. Ostentare conoscenze di vino ottenute tramite primo livello del corso per sommelier AIS. Sorseggiare le bolle, tracannare il verdicchio, degustare il riesling, gengivare la bamba. I neri hanno il senso del ritmo e i bianchi non hanno tannini. Valutare se i commensali sono abbastanza ubriachi per aprirsi al rutto libero: in caso di esito positivo, ruttare. Mostrare al mondo che il nostro corpo è un tempio: adocchiare l’insalatina di rinforzo che non mangia mai nessuno, in caso buttarla nel compost. Chiedere alla cameriera se lo spaghetto allo scoglio è disponibile anche nella versione vegetariana, chiedere se il budino di tricheco è senza olio di palma. Sashimi di spada, di ricciola, di trota salmonata, di salmone trotato. Le trofiette sulle vongole con bottarga di muggine di Cabras, l’impepata di cozze, il cous cous alla trapanese. Dopo la genovese di polpo scarpettare la cipolla, scarpettare per bene. Sarde in saor, acciughe alla povera, l’immancabile fritto di paranza. Passare alla fase digestiva: a luglio si consiglia un trittico di Brioschi, Malox e Gaviscon. A seguire caffè corretto alla sambuca, poi amaro, limoncello, nocino, grappetta. Agli albori della fase biliare, tenersi pronti per passare alle pietanze di terra. In fondo agosto sta finendo, e comunque sarà pure inverno, da qualche parte. E questo sole, questo sole tramonterà, prima o poi. In questa nuova fase il tovagliolo dev’essere inferito nello scollo della camicia a proteggere dalle macchie di sugo. Necessario anche cambiare impugnatura della forchetta: l’app suggerisce una continental, nobile e senza tempo. Si inizia con affettati misti, crostini con fegatini di pollo, olive ascolane, bufale e burrate, sott’oli e sott’aceti. Proseguire con lasagne, tagliatelle, tortellino in brodo di cappone. Il porceddu, la bistecca alla fiorentina, il caprone in dolceforte. Tutto cotto nella sugna, nello strutto, nella sugna. Chiedere al cameriere di colore se il brasato al Bordeaux si può avere vegetariano e se la fonduta di raclette è vegana. Chiedere al cameriere precario se l’hamburger di Angus si può fare di tofu e se il pane è senza glutine. La faraona farcita di pistacchi tostati e fritti, con la pelle in crosta di miele, il piccione avvolto nel guanciale – nel guanciale lardellato. Il tacchino al vin santo rimpinguato di ventrigli di pollo, il carrello dei bolliti, il carrello degli arrosti, la sventagliata dei fritti, la selezione di formaggi caprini, vaccini, ovini, marini. Mangiare tutto, le ossa, i gusci, i glutei, gli aculei dell’istrice, le schegge dell’ossidiana. Ma con la carne non si dovrebbe bere il rosso? Il montepulciano degli Abruzzi, il solenne Brunello, l’austero Barolo, l’elegante Borgogna, il muscoloso Amarone, tracannare, decantare, degustare, fare i gargarismi, gli sciacqui, gli sputazzi, disquisire sul tannino, a gola aperta, a sciacquabudella. Nel dubbio, dire che il vino si deve aprire ancora un po’. Inserire il termine fermentazione malolattica in una frase di senso compiuto. Versare il vino, spezzare il pane, scarpettare. Schema di fine portata: accumulare sul lato del piatto, scarpettare. Accumulare sul lato del piatto, scarpettare. Non scordare i contorni, non ci si dovrebbe mai scordare dei contorni: patate al forno biroldate, parmigiana di melanzane, sformato di carciofi, frittatona di cipolle, fagioli all’uccelletta con tanto di cotica, grassa e succolenta, mmm buona, mmm che buona. Con gesto italico, slacciare la cintura e allontanare la sedia dal tavolo. Inumidire le labbra con grappina del Nordest defaticante, ruttare. Toccare le cosce alla vicina di posto, fare piedino alla dirimpettaia, fare l’occhiolino e la boccuccia sensuale alla russa dell’altro tavolo, seguire la cameriera in bagno, tirare fuori l’uccello e proporle di succhiarlo. Tutto pronto per specialità esotiche e autocitazioni. Minestra di tafani, una bontà rara e inquietante. Libellule fritte in tempura, da insozzare nella salsa barbecue, immergere e divorare senza ignorare la croccantezza. Tagliere di grandi felini, frittata di serpenti, cervello di scimmia, costatine di puledro, tenero e rosso, al sangue al sangue!, cospargere di pepe nero, di pepe bianco, di pepe verde, di tutti i pepi porco di un dio, testa di bue al forno, tagliare in due con la sega circolare, gratinare, vomitare, stracotto di cane giovane e grasso, di buona famiglia, lessato senza guinzaglio, frittata di gattini alle fusa, crostata di lepre al ginepro, fegato grasso d’oca obesa, i tendini da sgranocchiare, cartilagini da cianciucare e sganasciare, tutte da ingurgitare, tutte da vomitare, la zuppa inglese, il tiramisù, il profiterole, la panna cotta, la meringata, la crostata di frutta, il babà, la cassatina, il cocomero, la macedonia, il budino alla cioccolata, la crema catalana, mangiare con le mani, con la bocca, con la gola, direttamente dai piatti, dai vassoi, dal pavimento, inondare di panna, irrorare di burro, di miele, di maionese, vomitare, chiedere al cameriere quanto si deve aspettare dopo aver mangiato per poter fare il bagno nel mare del Sud, farsi un ditalino alla gola e rigurgitare, rimettere al mondo tutti quei corpi elastici e quelle polpe sfibrate, spingersi oltre il conato e lo sgrufolo, cacare da entrambe le bocche tutto quell’amore, tutta quell’impressionante mole digestiva, rotolarsi nell’insoglio e cercare bocche da riempire, ani da baciare, da spurgare, non resistere ai crampi, liberare gli sfinteri nel grande amore spastico, arrendersi alla diarrea purificatrice, sacrificare le bestie alla celestiale troia bulimica, fertilizzare i terreni mollicci e villosi, entrare nella polpa alimentare e farsi ingranaggio gastrico, latrato cannibale, nitrire come un cavallo drogato, divenire consumo furioso, lassativo, desistere e gioire nella lubrificata macchina mondiale, fagocitare, rigurgitare, non c’è tenebra nella cacofonia intestinale che è lo scempio del pianeta e la rivincita delle creature eterne, fuori la merda e dentro la luce bianca, il senso di vuoto e pulizia di ogni corpo prolassato e vergine, di ogni apparato asettico pronto a ricevere ancora e ancora una volta consumare, prolassare, purificare.
Affinché la larva sia monda, non c’è amore più grande del grande possesso, non c’è possesso più gratificante del rifiuto.
Toccare il culo alla cameriera curda. Chiederle un Brioschi.
[Sulle acque aritmetiche si posa un sole ovale, rosa, addolorato. In spiaggia iniziano feste private per nuove generazioni di possidenti. Immersi fino alla faccia nella latrina di vomito, e merda, e sperma, chiedere al cameriere senegalese conti separati. Strisciare senza dignità fino al SUV ibrido e bianco. Prima di mettersi al volante, preparare sul cruscotto una raglia di bamba grossa come un cazzo. Piantarsela nel naso e andare a prendere i figli al corso di tennis. A famiglia riunita, sentirsi innocentemente connessi con lo stile di vita occidentale. Sarà una buona serata.]
Info sull’autore:
_t _ w _ i _ g _ (acronimo di Tobia Wilson Iacconi Gabbriellini) nasce a Castelnuovo di Garfagnana nel 1984. Per Agenzia X ha pubblicato Nitrito (2021) e Il giorno è indegno (2023).
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