#17 SECCHIATE di 2025
Cosa salviamo di questo 2025?!
Al Villaggio Sant’Agostino di Ciriè (TO), dove sono cresciuto, la festa di capodanno era una roba seria. Per me è stata una benedizione assistere sul balcone a spettacoli dinamitardi, alle urla, ai rumori inspiegabili, a mio zio che si liberava da un lutto gettando la sua camicia nera d’ordinanza dal balcone. Girare per le sue poche vie la mattina del primo gennaio era ogni volta un’esperienza rivelatrice sulla forza devastante che può propagare la gioia collettiva. Il parco giochi scavato dalle Bombe di Maradona poteva impressionare, ma niente in confronto al cumulo di piatti, stoviglie e resti imprecisati lanciati dai balconi. Migliaia di persone che tutte insieme, in una sola notte, si liberavano delle cose vecchie presenti in casa, in un fantastico rituale di purificazione.
Ricordo di Enrico.
Il 2025 è stato un anno di svolta per Secchiate. Dopo un periodo in cui le uscite si sono manifestate un po’ a singhiozzo – quest’anno abbiamo ritrovato un passo regolare. E nel farlo abbiamo percorso le crepe della notte, tra immaginari che si espandono e sogni che si sbriciolano.
Siamo partiti da Pechino, per assaggiare come la notte si ridefinisca a ciclo continuo e a ogni latitudine. Ci siamo immersi nella forza politica della memoria notturna grazie ai flyer degli iconici club umbri.
Abbiamo ragionato su centri sociali e contro-culture, mutanti e beni comuni (forse il nostro numero più amaro, soprattutto dopo i successivi sgomberi di Leoncavallo e Askatasuna).
Vi abbiamo raccontato come la proliferazione omologante del food stia prendendo il sopravvento sulla crisi silenziosa di club e spazi culturali. Rimettendo al centro della discussione buttafuori e discoteche, abbiamo visto come la mentalità penale continui a informare la governance delle notti italiane.
Infine, abbiamo chiuso in bellezza indagando come due fenomeni molto diversi tra loro siano sempre più oggetto di sussunzione da parte delle forze del male: prima la scena psytrance infiltrata dal sionismo e poi la marijuana corteggiata dal capitalismo limbico.
Se tutto questo è quello che ci siamo lasciati alle spalle, con quale rituale di purificazione iniziare il 2026? Abbiamo deciso di chiudere questo ennesimo ciclo con tuttə coloro che hanno contribuito, criticato, e discusso con noi. In questo numero di Secchiate leggerete cosa le nostre co-authors hanno scelto di non buttare di questo 2025. Qualcosa da trattenere, quel frammento che ci ricorda perché continuiamo a occuparci di notte e di tutti i suoi derivati.
🪨 Gloria, intervistata per secchiate di flyer, consiglia Room With A View dei La Horde
Il collettivo artistico La Horde, con lo spettacolo Room With A View sulle note del quinto album di Rone, mi ha fatto scoprire un modo completamente nuovo di pensare il movimento, di esprimere emozioni e percezioni attraverso il corpo, scoperto quasi per caso a Torino.
🔊 Maurizio, autore secchiate di erba, consiglia Incognita K. Free tekno e cospirazioni in cassa dritta di Ana Nitu
Un’intrigante raccolta di testimonianze e riflessioni sulla scena italiana dei free party, colpita duramente e allo stesso tempo rianimata politicamente dalla c.d. legge anti-rave, dalla sua applicazione violenta e dalle sue pene draconiane. Si parla di musica, di droghe, di riduzione dei rischi e del danno, di autogestione, di cura, di ribellione e di un sacco di altre cosette che Meloni, Salvini e Piantedosi non capiranno mai.
🎪 Davide, autore secchiate sulla Cina, consiglia tre festival estivi a Moninga.
Chiunque viva il mondo della notte sa che la cosa più importante è trovare serate magiche e persone con cui condividerle. Se poi ci si mette a organizzarle, la cosa vale doppio. In questo 2025 salvo le tante persone che mi sono trovato di fianco e soprattutto la community di Moninga. Nella provincia modenese, una di quelle tante province in cui si pensa non accada mai nulla, ecco tre festival estivi per raccogliere fondi da spendere in progetti umanitari; tre esperienze fantastiche, con collaborazioni, esperimenti scenografici, artisti da tutto il mondo e tanta voglia di fare. Un posto in cui sentirsi a casa e dove non importa quanto sia matta la tua idea, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a caricarti per darle vita.
Il collettivo Foodification, autori della secchiata s/t, consigliano due eventi palestina-related.
Il CONCERTO DEI VIAGRA BOYS, un concentrato di potenza e follia a ricordarci che "punk's not dead". Il punk è vivo e lotta insieme a noi, urlando dal palco "FREE FREE PALESTINE!". E quindi arriviamo al secondo momento da salvare: lo SCIOPERO GENERALE PER LA PALESTINA. Eravamo tanti, tantissimi, belli e Intergenerazionali, da godersi come un pasto frugale tra amici.
🌈 Jessica, autrice della secchiata su sionismo-psytrance, consiglia il Kamala Festival
Del 2025 salvo il Kamala Festival: un festival musicale itinerante che gira in tutta Italia, anche se con base a Milano. Fondato dal dj Balarama, per capire che tipo di serata è basta leggere il motto: We believe in Karma and we dance barefoot. A dispetto di molte serate milanesi, il costo è contenuto, la line up mischia djs internazionali e locali, si balla fino al mattino. Talvolta al programma serale di musica si aggiungono eventi pomeridiani che spaziano dai talks a spazio per lettura dei tarocchi, riflessologia plantare, massaggi. In una Milano da bere sempre più inaccessibile e piegata ai dettami della moda e del design, il Kamala spicca come evento abbordabile e interessante.
📺 Vibrisse, autorx di secchiate di tamarrə, consigliano la microwave uptempo
La microwave uptempo è una micro-nicchia, una spensierata estremizzazione di sottogeneri appena più datati – i trend sono velocissimi – portata avanti da un manipolo di ragazzinx che producono uno stimolante e aggressivo ibrido musicale in cui, come da programma, i kick sono così distorti e triturati da suonare come un forno a microonde. Gabber moderno, euphoric hardstyle, metalcore, EDM, meme culture si mescolano in un muro di sub (fondamentalmente harsh noise wall ma con i drop) che si contorce tipicamente a velocità vorticose nel range 150-220 BPM. I pezzi, realizzati tra un joke sull’auto-diagnosticato autismo/ADHD e una Monster, spingono la scienza del build-up oltre il limite utilizzando infiniti suoni diversi, folli variazioni di kick, e tecniche di produzione studiate per portare la loudness a livelli inconcepibili. BEEP, BEEP, MICROWAAAVE!
🚕 Alessio, intervistato per secchiate sui night workers, consiglia Zohran che fa volantinaggio prima di vincere, tra tassisti, infermiere, etc, insomma tra i night workers - “the unsung backbone of the city”.
Mi sono poi emozionato fortissimo con il podcast di Gustavo Dudamel (amico del compagno Chavez, big <3) che si racconta attraverso storie e musiche di famiglia in Venezuela. Tra l’altro è diventato il nuovo direttore della New York Philharmonic… che ci riporta quindi a Mamdani.
🔫 Giulio, autore secchiate di soldi sulla musica, consiglia Dittatura dei P38
Al di là delle controversie e delle varie sceneggiate all’italiana da parte di politici e giornalisti, quest’album (come pure il precedente) è aria fresca in una scena stantia che ormai parla solo di sé, dei soldi e del successo. Mi auguro che un giorno esca pure l’album di Leecio Jelly, e se a qualcuno non sta bene può cercare un colpevole nei programmi ministeriali che arrivano, quando va bene, alla crisi missilistica di Cuba. BONUS: Occhi aperti sulla scena di Cosenza.
🦚 Riccardo, co-fondatore di Secchiate, consiglia un uccello e altre chicche hardcore.
Di questo 2025 salvo la scoperta del Lyrebird, un uccello che per baccagliare si trasforma in un soundsystem mobile e suona hardstyle nella giungla, poi questo tizio olandese che balla hardstyle per caricarsi prima di una (professionalissima) partita di freccette e l’insegna di questa farmacia. Tutto questo per ricordarci che….
☀︎ Enrico, co-fondatore di Secchiate, consiglia master of ceremonies di fearless.ambassador
Trittico (pt.1, pt.2, pt. 3) dall’oggetto ignoto, quindi quello che segue è puramente speculativo.
Probabilmente è riduttivo rinchiudere nell’ambito della ‘drogologia’ questo trittico sulle cerimonie quotidiane di auto-sacrificio. Tuttavia, grazie alla luce oscura che emana, master of ceremonies permette di scorgere per difetto la forma in cui si sta cristallizzando un certo dibattito sulle droghe in Italia, nell’era del rinascimento psichedelico. A differenza di quest’ultimo, non c’è alcun tentativo di normalizzarsi come oratorio chimicamente impreziosito, non c’è la volontà di brandizzarsi attraverso la cura (in senso politico o farmaceutico), non c’è alcuna intenzione di vendere qualcosa ai ‘turisti’ di esperienze cool & edgy. C’è solo questa gigantesco forza distruttrice che ti toglie qualsiasi energie, ti sconfigge quotidianamente; e nonostante questo irradia bellezza e senso su quel poco che hai ancora attorno.
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